Linee guida del PACBI per il boicottaggio accademico internazionale di Israele (rivedute a Luglio 2014)

Pacbi
Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel

Fin dal 2004, la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI), che fa parte del Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC) con il compito specifico di supervisionare gli aspetti BDS del boicottaggio accademico e culturale, ha invitato al boicottaggio delle istituzioni culturali ed accademiche israeliane. Ciò si basa sul fatto che queste istituzioni sono profondamente complici nel sistema di oppressione israeliano, che ha negato ai palestinesi i loro diritti fondamentali garantiti dal diritto internazionale, o che ostacolato l’esercizio di tali diritti, inclusi la libertà accademica e il diritto all’educazione.

Le istituzioni accademiche sono un punto chiave della struttura ideologica ed istituzionale del regime di oppressione, colonialismo ed apartheid di Israele contro la popolazione palestinese. [1] Fin dalla sua fondazione, l’accademia israeliana ha scritturato il suo destino con l’establishment politico-militare egemone in Israele, e nonostante gli sforzi di una manciata di accademici di principio, l’accademia israeliana è profondamente implicate nel supporto e nella perpetuazione del sistematico diniego di Israele dei diritti dei palestinesi.

Il boicottaggio delle istituzioni accademiche a cui il PACBI invita è stato appoggiato al Consiglio Palestinese per l’Educazione Superiore (CHE), è in linea con l’autorevole appello del CHE di “non-cooperazione tra università palestinesi ed israeliane nei campi tecnici e scientifici”, [3] ed è supportata dalla Federazione Palestinese dei Sindacati dei Professori e dei Dipendenti Universitari (PFUUPE).

La libertà accademica

Il BNC, attraverso le line guida del PACBI presentate qui sotto, sostiene il diritto universale alla libertà accademica. Il boicottaggio istituzionale chiesto dalla società civile palestinese non entra in conflitto con tale libertà. Il PACBI sottoscrive la definizione, accettata a livello internazionale, di libertà accademica come adottata dal Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (UNESCR):

La libertà accademica include la libertà degli individui ad esprimere liberamente opinioni riguardo l’istituzione o il sistema in cui lavorano, ad adempiere alle proprie funzioni senza discriminazione o paura di repressione da parte dello Stato e da qualsiasi altro attore, ad essere partecipi nei corpi accademici professionali o di rappresentanza, e a godere di tutti i diritti umani riconosciuti internazionalmente applicabili ad altri individui nella stessa giurisdizione. Il godimento della libertà accademica comporta degli obblighi, come il dovere di rispettare la libertà accademica degli altri, di assicurare una giusta discussione tra punti di vista differenti, e di trattare tutti senza discriminazione basata su qualsivoglia “terreno proibito.” [4]

Il movimento BDS, incluso il PACBI, ancorato ai precetti del diritto internazionale e dei diritti universali dell’uomo, rifiuta per principio i boicottaggi degli individui sulla base della loro identità (come cittadinanza, genere, etnia o religione) o della loro opinione. Tuttavia, se un individuo sta rappresentando lo Stato di Israele, o un’istituzione israeliana complice (come un preside di facoltà o un rettore), o è commissionato/arruolato a partecipare agli sforzi di Israele per “cambiare marchio” a sé stesso, allora le sue attività sono soggette al boicottaggio istituzionale a cui il movimento BDS sta invitando a partecipare.

La semplice affiliazione degli studiosi israeliani ad una istituzione accademica israeliana non è quindi motivo di attuazione del boicottaggio.

Sebbene la libertà accademica di un individuo dovrebbe essere rispettata pienamente e costantemente, un singolo accademico, israeliano od altro che sia, non può essere esentato dall’essere soggetto ai boicottaggi di “buonsenso” (oltre il raggio d’azione dei criteri di boicottaggio istituzionale del PACBI), a cui i cittadini di coscienza di tutto il mondo posso invitare in risposta a ciò che sia percepito come un’oltraggiosa complicità individuale, o responsabilità, o supporto delle violazioni del diritto internazionale (come il coinvolgimento diretto o indiretto nell’attuazione di crimini di guerra o altri gravi violazioni dei diritti umani; incitamento alla violenza; insulti razzisti; etc.). A questo punto, gli accademici israeliani non dovrebbero essere automaticamente esentati dalle giuste critiche o da qualsiasi altra forma di legale secondo legge, boicottaggio incluso; dovrebbero essere trattati come tutti gli altri responsabili della medesima categoria, né meglio né peggio. Ciò è in linea con la Dichiarazione Universali dei Diritti dell’Uomo, su cui sono basati i principi del movimento BDS, che dichiara:

Nell’esercizio dei propri diritti e delle proprie libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge al solo scopo di assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri, e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico, e del benessere generale di una società democratica. [5]

Linee guida per il boicottaggio accademico 

Fin dal 2004, il PACBI ha attentamente esaminato molti progetti ed attività accademici, valutando l’attuazione dei criteri di boicottaggio su di questi e, in linea con ciò, ha pubblicato una serie di lettere aperte, comunicati e avvisi d’opinione su di essi. Sulla base di questa esperienza e in riposta alla crescente richiesta di line guida specifiche sull’attuazione del boicottaggio accademico a progetti diversi, dalle conferenze allo scambio di programmi e gli sforzi di ricerca, il PACBI rilascia i seguenti inequivocabili, coerenti e logici criteri e linee guida che si indirizzano nello specifico alle sfumature e alle peculiarità dell’accademia.

Queste linee guida sono principalmente destinate ad assistere gli accademici e gli organi accademici di coscienza in tutto il mondo affinchè siano in armonia con l’appello palestinese per il boicottaggio, come contributo per la difesa del diritto internazionale e per promuovere la lotta per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza. Il PACBI ha rilasciato linee guida simili anche per il boicottaggio culturale. [6]

Come regola imperativa generale, tutte le istituzioni accademiche israeliane, salvo prova contraria, sono soggette al boicottaggio, a causa della loro decennale, profonda e consapevole complicità nel perpetrare l’occupazione israeliana e la negazione dei diritti fondamentali dei palestinesi, sia attraverso il loro silenzio, che rappresenta un effettivo coinvolgimento volto a giustificare, occultare o altrimenti deliberatamente sviare l’attenzione dalle violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani, o addirittura attraverso la loro diretta collaborazione con le agenzie statali nella pianificazione e nella realizzazione di progetti che violano il diritto internazionale e i diritti dei palestinesi. Di conseguenza, queste istituzioni, tutte le loro attività, e tutte le attività che sponsorizzano o che supportano devono essere boicottate. Si dovrebbe porre fine a tutti i progetti con le istituzioni accademiche israeliane, così com’è stato con le istituzioni accademiche sudafricane sotto l’apartheid.

Sulla base di quanto sopra scritto, il PACBI invita accademici, associazioni/sindacati accademici e istituzioni accademiche (così come altre) di tutto il mondo, dove possibile e rilevante, a boicottare e/o impegnarsi verso la cancellazione o l’annullamento di eventi, attività, accordi o progetti che coinvolgono le istituzioni accademiche israeliane o quelle che altresì promuovono la normalizzazione di Israele all’interno dell’accademia mondiale, l’occultamento delle violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi, o che non rispettano le linee guida BDS.

Nello specifico, i seguenti eventi, attività o situazioni rappresentano una violazione del boicottaggio accademico palestinese:

1. Eventi accademici (come conferenze, simposi, workshop, e mostre di libri e museali) indette o co-sponsorizzate da Israele, dalle istituzioni israeliane complici o dai loro gruppi di sostegno e di pressione nei vari paesi. Tutti questi eventi accademici, sia tenuti in Israele o all’estero, meritano di essere boicottati per motivi istituzionali. Queste attività boicottabili includono comitati ed altre attività promosse o organizzate da enti o associazioni accademiche israeliane in conferenze internazionali al di fuori di Israele. È importante sottolineare che comprendono anche la convocazione in Israele di riunioni di organismi e associazioni

Il principio generale è che un evento o un progetto svolto sotto il patrocinio/egida o in affiliazione o parzialmente finanziato da parte di un organismo ufficiale israeliano o da un istituto complice (compresi i gruppi di pressione), costituisce complicità, e quindi è meritevole di essere boicottato. Lo stesso può applicarsi al sostegno e alla sponsorizzazione da parte di istituzioni non israeliane che servono per scopi di propaganda israeliana.

2. Attività di ricerca e sviluppo che rientrano in queste categorie generali:

(a) In accordi di cooperazione istituzionale tra le istituzioni accademiche e le università o i centri di ricerca israeliani. Questi accordi, conclusi tra istituzioni accademiche internazionali ed israeliane, coinvolgono di solito lo scambio di docenti e studenti e, soprattutto, la condotta comune della ricerca. Molti di questi programmi sono sponsorizzati e finanziati dall’Unione Europea (nel caso dell’Europa), e altrove da fondazioni indipendenti e governative.

(b) Tra il governo israeliano ed altri governi o fondazioni/istituzioni. I ricercatori, in tali progetti, potrebbero trovarsi nelle università statunitensi, europee o altre.

(c) Tra corporazioni e istituzioni accademiche – le attività di sviluppo e ricerca per conto di corporazioni internazionali che implicano contratti o altri accordi istituzionali con dipartimenti o centri delle università israeliane.

Il più chiaro esempio di complicità accademica supportata dai governi è Horizon 2020. [7] Includendo Israele in questo massiccio progetto di ricerca accademica, nonostante le persistenti violazioni israeliane alla clausola sui diritti umani dell’Association Agreement tra Unione Europea ed Israele, [8] il quadro giuridico di Horizon e di altri sistemi europei-israeliani è equivalente all’occultamento di una lunga lista di violazioni dei diritti umani che Israele e le sue università complici hanno commesso negli ultimi decenni.

Altri esempi includono il Binational Science Foundation (BSF) tra Stati Uniti ed Israele, [9] un’istituzione create dai governi statunitensi ed israeliani nel 1972 per sponsorizzare la ricerca da parte israeliana ed Americana, e la “Eureka Initiative,” [10] un’iniziativa europea intergovernativa create nel 1985 che fa di Israele l’unico membro non europeo. Un altro esempio è il Britain-Israel Research and Academic Exchange Partnership (BIRAX), un progetto politico che mira a contrastare il crescente supporto al boicottaggio accademico di Israele tra gli accademici inglesi e i loro sindacati. [11]

3. Finanziamento da Israele o dai suoi gruppi di pressione ad attività/progetti accademici. Tutti i progetti e le attività accademiche finanziati, parzialmente o completamente, da Israele e dai suoi gruppi di pressione e supporto sono boicottabili. Un forum/progetto accademico internazionale che accetta finanziamenti da Israele, dai suoi gruppi di pressione e da istituzioni complici è in conflitto con il boicottaggio accademico palestinese di Israele.

Nota: Un accademico israeliano è autorizzato, come contribuente, a ricevere finanziamenti dal proprio governo o istituzione a sostegno di attività accademiche, come il presenziare a conferenze internazionali e ad altri eventi accademici, fino a quando tale finanziamento non è condizionato dal servire in alcun modo agli interessi della politica di Israele, come il riconoscimento pubblico di questo supporto [finanziario, ndt] da parte degli organizzatori della conferenza o attività/evento. La semplice affiliazione di un accademico ad una istituzione israeliana non sottopone la conferenza o l’attività ad essere boicottata.

4. Discorsi ed interventi in sedi internazionali da parte di funzionari dello Stato israeliano o funzionari rappresentanti delle istituzioni accademiche israeliane, come Presidenti, rettori, o presidenti di facoltà.

5. Programmi di studio all’estero in Israele per studenti internazionali. Questi programmi sono solitamente ospitati presso le università israeliane, e sono parte dello sforzo propagandistico israeliano, finalizzato a fornire agli studenti internazionali “un’esperienza positiva” di Israele, occultandone la sua occupazione e la negazione dei diritti dei palestinese.  La pubblicità e il reclutamento per questi programmi attraverso gli uffici studenteschi o i dipartimenti accademici (come i centri di studi internazionali e sul Medio Oriente) presso le università estere dovrebbe finire.

6. Onori o riconoscimenti accademici speciali concessi a funzionari israeliani, rappresentanti delle istituzioni accademiche israeliane (come ad esempio il conferimento di lauree honoris causa e altri premi) o alle istituzioni accademiche o di ricerca israeliani. Tali istituzioni e i loro rappresentanti ufficiali sono complici, e in quanto tali dovrebbe essere negato loro tale riconoscimento.

7. Progetti di normalizzazione. Attività e progetti accademici che coinvolgono palestinesi e/o altri arabi da un lato ed israeliani dall’altro (sia bi- che multi- laterali) che si basano sulla falsa premessa di simmetria/parità tra oppressori e oppressi o che sostengono che sia colonizzatori che colonizzati siano ugualmente responsabili per il “conflitto” sono forme intellettualmente disoneste e moralmente riprovevoli di normalizzazione, che dovrebbero essere boicottate [12]. Lungi dal contestare l’ingiusto status quo, tali progetti contribuiscono invece alla sua resistenza. Gli esempi includono eventi, progetti, o pubblicazioni che sono esplicitamente progettato per mettere insieme palestinesi/arabi e israeliani, in modo da poter presentare le rispettive narrazioni o prospettive, o di lavorare per la riconciliazione senza affrontare alla radice le cause dell’ingiustizia e le esigenze di giustizia. Altri fattori che il PACBI prende in considerazione nella valutazione di tali attività e progetti sono le fonti di finanziamento, il fine del progetto o evento, gli obiettivi dell’organizzazione promotrice, i partecipanti, e fattori rilevanti analoghi.

Progetti condivisi che vanno incontro alle seguenti due condizioni non sono considerati forme di normalizzazione e sono quindi esenti dal boicottaggio:

(a) la parte israeliana del progetto riconosce la totalità dei diritti dei palestinesi secondo il diritto internazionale (corrispondenti ai tre diritti dell’appello BDS); e

(b) il progetto/attività è di “co-resistenza” piuttosto che di coesistenza. [13]

Dibattiti tra i palestinesi/arabi e gli israeliani sono anch’essi esclusi dal boicottaggio, se organizzati senza alcuna cooperazione con Israele, coi suoi gruppi di pressione, o con le sue istituzioni complici.

Il supporto condizionato alle istituzioni accademiche palestinesi sulle loro “partnership” con le istituzioni israeliane è anch’esso una forma coercitiva di normalizzazione che viene respinta da BNC, PACBI e Federazione Palestinese dei Sindacati dei Professori e Dipendenti Universitari (PFUUPE). Tale supporto contribuisce a nascondere la complicità delle istituzioni israeliane e a rafforzare la loro legittimità in quanto centri di eccellenza, invece rafforzare direttamente ed indipendentemente la capacità di ricerca delle istituzioni palestinesi.

Gli accademici internazionali che insistono ad oltrepassare il “picchetto” BDS perseguendo attività con le istituzioni israeliane boicottabili e poi visitare istituzioni o gruppi palestinesi per “equilibrare”, violano le linee guida del boicottaggio e contribuiscono alla falsa percezione della simmetria tra l’oppressore colonialista e il colonizzato. Il BNC (compreso il PACBI) respinge questo tentativo di “copertura con foglie di fico” [14] e non dà il benvenuto a tali visite nelle istituzioni palestinesi.

8. Iscrizione istituzionale di associazioni israeliane in organismi mondiali. Campagne mirate e selettive per chiedere la sospensione dell’iscrizione israeliana presso forum internazionali contribuiscono a mettere pressione ad Israele finchè non rispetterà il diritto internazionale. Così come l’iscrizione del Sud Africa fu sospesa negli enti del mondo accademico – tra gli altri – durante l’apartheid, altrettante deve essere fatto con Israele.

9. Pubblicare o referenziare articoli per riviste accademiche con sede presso università israeliane o pubblicati in collaborazione con le istituzioni israeliane, o concedere il permesso di ristampare materiale pubblicato altrove in tali riviste con sede in Israele. Queste riviste includono quelle pubblicate da associazioni internazionali ma ospitate presso università israeliane. Ci si dovrebbe sforzare per ri-localizzare le redazioni di queste riviste in università al di fuori di Israele.

10. Servire come revisori esterni per tesi di laurea, stesura di lettere di raccomandazione o altre forme di referenza come consulenza in materia di assunzione, promozione, permanenza in carica e decisioni di assegnazione di borse di studio nelle università israeliane. [15] Gli accademici internazionali che scelgono di rivedere il lavoro accademico di membri di facoltà o studenti presso università israeliane a titolo personale non sono in conflitto con le linee guida di boicottaggio, fino a quando i loro nomi non sono in qualsiasi modo utilizzati da quelle università (per guadagnare legittimità). Tuttavia, accettare di essere nominati in una tesi, referenza o recensione delegata o sottoposto ad un’università israeliana, entra direttamente in conflitto con il boicottaggio istituzionale di tale università, in quanto legittima la posizione accademica di Israele in tutto il mondo. Il boicottaggio si applica anche alla stesura di lettere d’assunzione e raccomandazione indirizzate agli amministratori universitari. Inoltre, i docenti internazionali non dovrebbero accettare di scrivere raccomandazioni per gli studenti che sperano di proseguire gli studi in Israele, dato che questo facilita la violazione della seguente linea guida n° 11 che segue.

11. Studenti stranieri che si iscrivono a facoltà presso un istituto israeliano, o che fanno domanda per un insegnamento internazionale o per effettuare ricerche di laurea e non presso tali istituti. Se la conduzione ricerche presso strutture israeliane, come gli archivi, non implica l’affiliazione ufficiale con quelle strutture (ad esempio sotto forma di una situazione di visita), allora l’attività non è soggetta al boicottaggio.

12.  Tutte le visite accademiche o le missioni conoscitive che ricevono finanziamenti da Israele, dalle sue istituzioni complici o dai suoi gruppi di pressione internazionali. I finanziamenti del governo israeliano o dei gruppi di pressione israeliani dovrebbero essere boicottati. D’altra parte, missioni d’accertamento equilibrate, indipendenti, perfino quelle che includono incontri con le istituzioni accademiche israeliane complici, non sono boicottabili, a condizione che nessun legame istituzionale (ad esempio, seminari, workshop, mostre, etc.) di qualsiasi tipo sia stabilito con le istituzioni israeliane.

Il boicottaggio istituzionale delle istituzioni accademiche israeliane dovrebbe continuare finchè queste istituzioni non soddisferanno due condizioni fondamentali:

1. Il riconoscimento dei diritti inalienabili del popolo palestinese come custoditi dal diritto internazionale (inclusi i tre diritti fondamentali delineati dall’appello BDS del 2005) e

2. La fine di tutte le forme di complicità nella violazione dei diritti dei palestinesi, come sancito nel diritto internazionale. Questa complicità include le politiche e le pratiche discriminatorie così come i vari ruoli [delle università israeliane, ndt] nella pianificazione, attuazione e/o giustificazione degli abusi di Israele dei diritti dell’uomo e delle violazioni israeliani del diritto internazionale.

Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel

Note:

[1] http://bdsmovement.net/files/English-BNC_Position_Paper-Durban_Review.pdf
[2] La complicità dell’accademia israeliana è molto profonda ed è troppo lunga per essere descritta qui. Per maggiori informazioni visitare http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=2024http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=2522, ehttp://www.pacbi.org/etemplate.php?id=2532
[3] Dagli anni ‘90, il Consiglio Palestinese per l’Istruzione Superiore (CHE), composto dai capi delle università palestinesi e rappresentanti della comunità ha aderito alla sua posizione di principio di non-cooperazione con le università israeliane finché Israele non terminerà la sua occupazione; questa posizione è stata ribadita più volte, anche in una dichiarazione del 2006 del CHE di ringraziamento verso sindacato accademico inglese NATFHE e in una lettera indirizzata dal CHE al PACBI nel 2005: http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=2352
[4] Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Economici, Sociali e Culturali, “Implementazione della Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e culturali,” Art. 13, “Il diritto all’educazione,” 8 dicembre 1999 http://www.unhchr.ch/tbs/doc.nsf/0/ae1a0b126d068e868025683c003c8b3b?Opendocument. Enfasi aggiunta.
[5] Nazioni Unite, “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” (1948), Articolo 29(2).
[6] http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=1045
[7] Vedere http://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/
[8] http://www.bdsmovement.net/2008/%E2%80%9Cno-new-eu-israel-action-plan-in-april-2009%E2%80%9D-179
[9] http://www.bsf.org.il/BSFPublic/Default.aspx
[10] http://www.mi.government.bg/en/themes/eureka-initiative-23-287.html
[11] http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=788
[12] http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=1749
[13] http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=405314
[14] http://www.pacbi.org/etemplate.php?id=1645
[15] Nel 2002, più di 70 accademici europei hanno firmato la seguente dichiarazione: “Io non posso più continuare a collaborare in buona fede con le istituzioni ufficiali israeliane, comprese le università. Non parteciperò a convegni scientifici in Israele, e io non prenderò parte, come referenza, alle decisioni di assunzione o promozione da parte delle università israeliane, o nelle decisioni di agenzie di finanziamento israeliane. Continuerò a collaborare e a ospitare i colleghi scienziati israeliani su base individuale. (http://www.guardian.co.uk/uk/2002/jul/08/highereducation.israel)

Originale in inglese: Pacbi.org

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