Lettera congiunta Stop Technion – Pacbi al Senato Accademico dell’Università di Torino: Sospenda gli accordi con il Technion

Dopo il voto del Consiglio degli studenti a favore del boicottaggio accademico e della sospensione degli accordi con gli atenei israeliani, la Campagna per la revoca degli accordi con il Technion e la Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) scrivono insieme al Senato accademico dell’Università di Torino per chiedere la sospensione degli accordi con il Technion

Al Senato Accademico dell’Università di Torino   

Abbiamo appreso che il Consiglio degli Studenti di Torino ha votato in netta maggioranza una mozione che sostiene la sospensione della collaborazione accademica con le università israeliane a causa della loro profonda complicità con le violazioni del diritto internazionale commesse da Israele. In particolare, gli/le studenti/esse chiedono la fine degli accordi esistenti tra l’Università di Torino e il Technion di Haifa. Vi scriviamo per invitarvi a sospendere gli accordi accademici fino a che il Technion non cesserà di essere pienamente coinvolto nelle violazioni dei diritti umani dei palestinesi.

Il Technion sviluppa programmi congiunti di ricerca e collabora con l’esercito israeliano, nonché con le principali aziende produttrici di armi in Israele, tra cui Elbit Systems.[1] Tra i più grandi produttori privati di armi, Elbit Systems fabbrica i droni utilizzati dall’esercito per colpire deliberatamente i civili in Libano nel 2006, a Gaza nel 2008-2009 e nel 2014.[2] Elbit fornisce le apparecchiature di sorveglianza per il Muro di separazione unilaterale che determina la segregazione degli abitanti palestinesi della Cisgiordania, un muro dichiarato illegale dalla Corte internazionale di giustizia nel 2004.[3]

Inoltre il Technion offre benefici speciali agli studenti che compiono il servizio militare nei Territori palestinesi occupati, discriminando direttamente gli studenti e le studentesse palestinesi, vale a dire i cittadini israeliani di seconda classe che non prestano servizio.[4] Gli/le accademici/che, gli insegnanti e gli/le studenti/esse palestinesi si vedono sistematicamente negati la libertà accademica, il diritto all’educazione e altre libertà fondamentali ed è per questo che nel 2004 hanno invitato i loro colleghi nel resto del mondo a esprimere la loro solidarietà boicottando le istituzioni accademiche israeliane, un invito appoggiato da figure emblematiche della lotta per la giustizia come Desmond Tutu.

I palestinesi si uniscono ai/lle loro colleghi/e italiani/e — tra cui 350 professori/esse e ricercatori/trici delle università italiane che hanno accolto l’invito per un boicottaggio istituzionale di Israele — facendo appello alla vostra coscienza affinché mettiate fine al solito “business as usual” che rafforza il Technion.

Come dice Desmond Tutu, “se siete neutrali in situazioni di ingiustizia, in realtà avete scelto di stare con l’oppressore“.

Il minimo che le persone di coscienza possano fare per ristabilire libertà, giustizia e uguaglianza per i palestinesi è porre fine a ogni forma di collaborazione con istituzioni complici di gravi violazioni del diritto internazionale. Questo è un passo fondamentale per indurre il governo israeliano, come anche le altre istituzioni – accademiche e non – dello Stato di Israele al rispetto della legalità internazionale. Per questo motivo, vi invitiamo a fare sì che il vostro ateneo cessi di rendersi complice di queste violazioni e a votare in favore dell’interruzione degli accordi con il Technion. È solo mediante il rispetto del diritto internazionale che sarà possibile porre le basi di una pace giusta.

Campagna italiana per la revoca degli accordi con il Technion 

Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI)

Note:

[1] https://www.alaraby.co.uk/english/features/2014/11/9/the-technion-an-elite-university-for-israeli-student-soldiers

[2] https://whoprofits.org/content/elbit-systems-complicity-assault-gaza-2014

[3] http://grassrootsonline.org/sites/default/files/faqs-web.pdf

[4] http://www.tadamon.ca/wp-content/uploads/Technion-English.pdf

Stop Technion accoglie con favore il voto del Consiglio degli Studenti dell’Università di Torino

La Campagna italiana per la revoca degli accordi con Technion accoglie con favore l’importante iniziativa del Consiglio degli studenti dell’Università di Torino. Si tratta di un momento storico per la nostra Campagna e per le campagne studentesche a favore del boicottaggio del Technion che, sia a livello nazionale sia a Torino, rompono il consueto silenzio della nostra comunità accademica.

Adottando il boicottaggio accademico come mezzo per rompere lo status quo che continua a uccidere e a espropriare i palestinesi, stiamo percorrendo la stessa strada di chi in passato contribuì alla caduta del regime di apartheid in Sud Africa. Ci rivolgiamo ai nostri colleghi perché prendano posizione in favore del rispetto dei diritti umani fondamentali e della legalità internazionale, e anche perché realizzino che le nostre collaborazioni con il mondo accademico israeliano, che vanta una lunga storia di silenzio e di complicità con il regime israeliano di occupazione, apartheid e colonialismo, appaiono sempre più problematiche ed equivalgono ad un sostegno indiretto al regime stesso

Campagna Italiana per la revoca degli accordi con il Technion

La Rete Ebrei Contro l’Occupazione (ECO) aderisce alla Campagna Stop Technion

rete-eco

di seguito riportiamo il comunicato con cui la Rete-ECO aderisce ufficialmente alla Campagna italiana per la revoca degli accordi con il Technion. 

L’Associazione Ebrei Contro l’Occupazione (ECO) di cui fanno parte alcuni accademici, ha aderito all’appello firmato da oltre 300 accademici italiani, che invitano a non collaborare con il Technion di Haifa, una Università Israeliana che ha collaborato e collabora con il governo di Israele alla produzione e messa a punto di armi e sistemi d’arma che vengono poi usati per la repressione del popolo palestinese, nei Territori Palestinesi Occupati ed a Gaza.. In particolare, l’attività di ricerca del Technion per lo sviluppo di armi sofisticate è servita recentemente per la criminale aggressione a Gaza, che ha portato al massacro di oltre 2200 palestinesi, in gran maggioranza civili, inclusi molti bambini, ed a disastrosi danni alle attrezzature civili ed alle abitazioni della Striscia.

Riteniamo che la solidarietà scientifica tra studiosi non debba applicarsi a istituzioni che, anche se di carattere scientifico, perseguono una ricerca finalizzata ad applicazioni belliche, tanto più in un contesto totalmente illegale, con piena consapevolezza ed accordo sul come queste armi vengono poi impiegate. La non collaborazione si applica al Technion ed altre istituzioni scientifiche che non distinguano la ricerca dalle sue applicazioni belliche. Non si applica invece ai rapporti di ricerca con singoli studiosi, purché questi non siano parte di progetti destinati all’oppressione ed all’aggressione.

ECO giudica illegittime le pratiche dei governi italiani che hanno messo in atto le attuali collaborazioni militari con Israele, e giudica severamente come immorali le attività di quegli universitari e ricercatori italiani che prestano la loro opera in appoggio a tali attività.

Rete-ECO

Giannini: l’oppressione israeliana non è parte di noi!

Il Ministro Giannini
Il Ministro Giannini

Comunicato della Campagna Stop Technion in risposta alla recente visita in Israele della Ministra Giannini, di alcuni esponenti della Conferenza dei Rettori e di alcune accademiche/i italiane/i

Mentre il movimento BDS continua a crescere, anche in campo culturale e accademico (PACBI), aumentano gli sforzi diplomatici di alto livello per contrastarlo. Questo dimostra come il movimento BDS sia ormai divenuto una delle principali minacce internazionali alle politiche di occupazione, colonialismo e apartheid di Israele, e alla normalizzazione delle relazioni con Israele, invitando a non collaborare ad attività che presentino il rapporto tra palestinesi e israeliani come simmetrico e che occultino le relazioni di potere e le violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi.

L’Italia sembra voler schiacciarsi completamente sulle richieste del governo Netanyahu e dunque voler assumere un ruolo di primo piano in Europa negli sforzi anti-BDS, anche in risposta alla Campagna Stop Technion, che si è dimostrata—in termini di adesioni—tra le più partecipate in Europa. Molto resta ancora da fare, ma è indicativo che il 2 giugno la Ministra dell’Educazione Giannini, alcuni membri della Conferenza dei Rettori e una delegazione di docenti italiani abbiano deciso di celebrare la Festa della Repubblica in Israele per commemorare i quindici anni dalla sigla dell’accordo di collaborazione scientifica, tecnologica e industriale tra Italia e Israele, e con il preciso intento di contrastare il crescente numero di adesioni alla Campagna Stop Technion e al BDS/PACBI. Continua a leggere

170 accademici e accademiche delle università italiane chiedono il boicottaggio delle istituzioni israeliane

COMUNICATO STAMPA

  • Il lancio della Campagna Stop Technion chiede la sospensione di ogni collaborazione accademica con l’Istituto Technion con sede a Haifa
  • L’iniziativa italiana riflette una tendenza globale in costante crescita tra gli studiosi a prendere apertamente posizione in favore dei diritti dei palestinesi
  • L’Italia è uno dei principali partner militari e accademici d’Israele in Europa
  • Per la prima volta un’associazione accademica italiana discuterà l’appello palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni

170 accademici e accademiche provenienti da più di 50 università e istituti di ricerca italiani hanno firmato un appello nel quale si impegnano a boicottare le istituzioni accademiche israeliane. L’appello è stato lanciato in solidarietà con la campagna della società civile palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele fino a quando non si conformerà al diritto internazionale e ai principi dei diritti umani, e si ispira all’analogo movimento di boicottaggio contro l’apartheid in Sudafrica.

Si tratta della prima iniziativa italiana di boicottaggio accademico e rivela l’esistenza di una solida corrente critica di studiose e studiosi all’interno delle istituzioni italiane che non sono più disposti a tollerare alcuna complicità con le violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani. L’iniziativa nasce in risposta alle ormai note e ben documentate complicità delle istituzioni accademiche israeliane con la violenza di stato israeliana e alla totale mancanza di qualsiasi seria condanna da parte loro sin dalla fondazione dello Stato di Israele.

Gli studiosi e le studiose hanno anche voluto mostrare solidarietà ai loro colleghi palestinesi che continuano a sopportare gravi violazioni dei loro diritti umani fondamentali e ad essere privati delle loro fondamentali libertà accademica. L’iniziativa di boicottaggio ha esclusivamente come obiettivo le istituzioni israeliane, senza precludere collaborazioni individuali con colleghe e colleghi israeliani.

Israele persegue la sua politica di espropriazione e di discriminazione sistematica contro la popolazione palestinese che vive nei territori occupati, dentro l’attuale Israele e in diaspora. Dopo quasi cinque decenni di occupazione militare e quasi settant’anni dopo la creazione dello Stato d’Israele, avvenuta in gran parte in seguito alla pulizia etnica della popolazione indigena palestinese (comprese le terre su cui sono state costruite istituzioni accademiche israeliane), la maggioranza dei palestinesi restano profughi, molti dei quali apolidi.

L’appello firmato dalle studiose e dagli studiosi italiani si rivolge in particolare al Technion di Haifa per via del ruolo che l’Istituto riveste nel supportare e riprodurre le politiche israeliane di espropriazione e di violenza militare ai danni della popolazione palestinese. Un certo numero di atenei italiani ha stretto accordi di cooperazione con il Technion, tra cui il Politecnico di Milano e di Torino e l’Università di Cagliari, Firenze, Perugia, Roma e Torino. Gli studiosi e le studiose invitano le istituzioni italiane ei loro colleghi a sospendere ogni forma di collaborazione istituzionale con Technion, poiché è profondamente coinvolto nel complesso militare-industriale di Israele e direttamente complice delle violazioni del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi.

L’iniziativa italiana assume particolare importanza alla luce degli stretti legami che rendono l’Italia uno dei principali partner militari e accademici di Israele in Europa. L’accordo di cooperazione militare tra i due Paesi prevede ricerca militare congiunta, esercitazioni e sviluppo di sistemi d’arma. Nel 2012, l’Italia figurava come il principale esportatore europeo di armi verso Israele. La speranza è che altri studiosi italiani, europei e internazionali si impegnino in uno sforzo comune per garantire i diritti umani e la giustizia al popolo palestinese.

L’appello italiano è solo l’ultima tappa di una serie di iniziative di studiose e studiosi che si sono pronunciati a favore dei diritti dei palestinesi. Negli ultimi mesi hanno firmato appelli simili oltre 500 accademici nel Regno Unito, 450 in Belgio, 200 in Sud Africa e 120 in Irlanda. Il numero di associazioni accademiche che sostengono l’appello palestinese per il boicottaggio continua a crescere e annovera già l’American Anthropological Association, la National Women’s Studies Association,  l’American Studies Association, l’African Literature Association, l’Association for Asian American Studies, l’Association for Humanist Sociology, la Critical Ethnic Studies Association, la National Association for Chicana and Chicano Studies, la Native American and Indigenous Studies Association e la Peace and Justice Studies Association.

A metà marzo, la Società Italiana di Studi sul Medio Oriente (SeSaMO) terrà una tavola rotonda sulla Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale d’Israele (PACBI) durante la sua conferenza annuale a Catania. Sarà la prima volta che un’associazione accademica in Italia discuterà pubblicamente delle campagne BDS/PACBI .

Contatti: campagnastoptechnion@gmail.com